US Open, niente festeggiamenti per “The Queen”, Naomi Osaka distrugge Serena Williams.

Sembrava tutto già scritto. 
Da un lato Serena “The Queen” Williams, la regina, forse l’essenza del tennis femminile stesso, una finale in casa e un record da eguagliare (quello dei 24 Slam di Margaret Court).
Dall’altro una timida e curiosa ragazzina (solo 21 anni) di colore e con gli occhi a mandorla, Naomi Osaka, zero slam in carriera. 
Entrambe arrivano alla finale dopo delle prestazioni eccellenti: la sorprendente giapponese che ha tutte le carte in regola per diventare il talento più grande del tennis del domani mentre la beniamina di casa, a quasi 37 anni, ritorna in una forma fisica mostruosa dopo una gravidanza. 
Basterà una ragazzina di 21 anni a conquistare lo scettro dalle mani della padrona di casa? Potrebbe sembrare una domanda retorica che implicherebbe una risposta altrettanto banale, ma Naomi Osaka è un vero e proprio talento e cosa succede se una regina inizia a perdere forza, razionalità e quel bramato titolo che brama dagli Australian open del 2017? Diventa un uragano distruttore.
La meritatissima vittoria di Naomi Osaka viene in parte oscurata dalla furia distruttiva della rivale, che arriva a spaccare la racchetta e litigare furiosamente con il direttore di gara Ramos , benché l’unica cosa che gli si possa rimproverare è l’essere eccessivamente pignolo, accusandolo persino di sessismo:  “Ci sono giocatori maschi che dicono di peggio e fate questo a me solo perché sono una donna”. 
Il finale è in lacrime per entrambe le concorrenti, lacrime di rabbia da una parte e di pura gioia e anche di dispiacere. Sì, perché il talento nipponico non solo si è guadagnata la vittoria ma anche il rispetto di tutti i presenti, dichiarando il suo dispiacere per la vittoria sulla rivale in uno stadio già pronto ai grandi festeggiamenti per il raggiungimento di quello Slam tanto desiderato.
Serena non si è scusata per le sue azioni, ma ha comunque dato merito alla rivale per la vittoria benché abbia macchiato il primo trofeo di un talento splendente come quello di Naomi Osaka con una prestazione non propriamente regale.
di Alessandro Caputo.